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LA CURA

   | Disturbi ideativi | Disturbi del comportamento | Internet mania | Conflitti | Sofferenza
Disturbi dell'umore
Per disturbi dell'umore si intendono tutte quelle condizioni di alterazione degli stati emotivi che possono oscillare dalla depressione alla eccitazione. Possono essere generati da stati d'ansia e di angoscia reattivi ad eventi traumatici esistenziali o derivare da cause apparentemente sconosciute, senza un preciso motivo esterno. L'ansia a volte può generare condizioni di disorientamento e paura, comunemente definiti attacchi di panico. L'umore può essere costantemente fissato sui toni alti oppure prevalente orientato ai toni depressivi. Spesso accade che vi sia una alternanza, generando quella che oggi viene definita sindrome bipolare. L'umore alterato e lo stato d'ansia possono generare anche disturbi del sonno, che possono essere resistenti alle cure farmacologiche.

Quando una persona o il suo sistema di appartenenza vive l'esperienza di una sofferenza esistenziale espressa attraverso un sintomo e pone una richiesta di aiuto, in maniera sottesa pone domande di verità: verità nell'interpretazione del problema, verità della diagnosi, verità della cura, verità della prognosi. La cura è trovare insieme la verità sul proprio star male. La verità, pur essendo talvolta dolorosa, è sempre liberante. È necessario che ogni persona che risulta coinvolta nella relazione, nella quale il sintomo trova il proprio senso, diventi protagonista, insieme ai curanti, di un percorso di apprendimento, che trova un ostacolo spesso insormontabile nella centralità dell'Io.


 Disturbi ideativi
Rappresentano una dolorosa condizione generata da una incapacità  di mediare con il piano della realtà  e che trova come soluzioni patologiche il rinchiudersi in se stessi costruendo un mondo immaginario nel quale si possono generare percezioni visive ed uditive. L'altro versante del disturbo ideativo è quello caratterizzato da sensazioni persecutorie che portano la persona alla dimensione paranoica nella quale il mondo è vissuto come ostile. La persona che vive questa esperienza spesso nega la sua essenza patologica e può diventare aggressivo verso se e verso gli altri. In questi casi la problematica coinvolge in modo significativo il sistema relazionale di riferimento che è spinto a chiedere un intervento esterno.

Si tratta di fare esperienza di una salutare apertura alla bellezza della relazione, anche quando sembra prevalere il dolore. È una esperienza che non può nascere spontaneamente né essere lasciata al caso, perché procede controcorrente rispetto all'idea egocentrica del controllo, che produce solitudine e dolore. La cura è pertanto occuparsi della relazione, coinvolgendosi nella relazione ed avviando un percorso di apprendimento che richiede molte fasi e deve agire sulla molteplicità delle dimensioni nelle quali si articola la sofferenza umana, come è ben noto a chi ha vissuto il dolore esistenziale in prima persona. Si richiede disponibilità a mettersi in discussione, riconoscendo l'appartenenza ad una molteplicità di sistemi, che vanno dal rapporto diadico al rapporto cosmico.


 Disturbi del comportamento
Si intendono tutti quei comportamenti che producono danni a se e agli altri, impediscono una armoniosa vita affettiva, incidono negativamente sugli aspetti economici e lavorativi, portano a trasgressioni e violazioni della legge con conseguenti sanzioni penali ed amministrative. I disturbi del comportamento sono fortemente intrecciati con le tendenze culturali di questo tempo e con la disponibilità di beni di consumo. Il riferimento è al consumo di sostanze psicoattive illegali (droghe) e di alcol, all'azzardo , al rapporto con il cibo, per eccesso o per difetto, fino ai più recenti episodi di autolesionismo. Tra i disturbi del comportamento rientrano i disordini e le difficoltà  della esperienza sessuale.


 Internet mania
GENITORI, FIGLI E MONDO VIRTUALE INCONTRO DI PREVENZIONE AI RISCHI DELLA RETE - 8 APRILE 2017 Internet è diventato una realtà presente nella nostra vita ordinaria. Uno strumento tecnico che ci permette di risolvere rapidamente faccende quotidiane: dagli ingredienti per una ricetta, alla stesura di una ricerca scolastica; dal trovare la soluzione migliore per le nostre vacanze, all'orientarci nelle mappe stradali, comprensivo delle informazioni sul traffico e sul meteo; dalL'acquisto di prodotti a prezzo più favorevole e consegnati a domicilio, alle transazioni bancarie. L'elenco potrebbe essere lunghissimo. Ognuno di noi possiede uno strumento che permette di essere perennemente connesso alla rete e in qualsiasi luogo ci si trovi. Non ci sono dubbi sull'utilità della rete, diventata quasi indispensabile, in tempi rapidi, in gran parte della gestione della nostra vita quotidiana. Perché dunque preoccuparci? Dove sono le insidie? Dal momento che vi è un crescendo di preoccupazione proprio intorno ad Internet, soprattutto se ci si riferisce alla popolazione non ancora adulta, o alle distorsioni della realtà che si vengono a generare (Fake News), è bene fermarsi per riflettere. È recentemente stato pubblicato un libro dal titolo significativo: Irresistible, con un sottotitolo interessante l'insorgere di una tecnologia che rende schiavi (addictive technology) e il business del prenderci all'amo, scritto da un esperto di marketing Adam Alter, che nel prologo ci mette di fronte ad alcune considerazioni che non possono essere sottovalutate.

Ad un evento Apple del gennaio 2010 Steve Jobs presentò l'iPad : "ciò che questo strumento fa è straordinario..Offre il modo migliore per navigare in rete; funziona meglio di un computer portatile e di uno smartphone..E' una esperienza incredibile .. E' fenomenale per le mail; è un sogno digitare."e Per 90 minuti Jobs spiegò perché l'iPad era il miglior modo per guardare foto, ascoltare musica, destreggiarsi su iTunes U, sfogliare Facebook, giocare e navigare con migliaia di app. Riteneva che ognuno avrebbe dovuto possedere un iPad. Ma egli impedì ai suoi figli di usare lo strumento. Alla fine del 2010, Jobs disse al giornalista del New York Times Nick Bilton che i suoi figli non avevano mai usato l'iPad: "Noi limitiamo quanto più possibile l'utilizzo della tecnologia ai nostri figli in casa". Bilton scoprì che altri giganti della tecnologia imposero restrizioni simili. Chris Anderson, l'ex editor di Wired, imponeva a casa propria limiti di tempo molto stretti sull'uso di qualsiasi strumento tecnologico: "Abbiamo visto i pericoli della tecnologia utilizzata in prima persona". Ai suoi cinque figli non era mai stato permesso di utilizzare schermi nelle loro stanze. Evan Williams, un fondatore di Blogger, Twitter e Medium acquistò centinaia di libri per i suoi due giovani figli, ma rifiutò di dare loro un iPad. Lesley Gold, il fondatore di una industria di elaborazione e analisi di dati, impose ai suoi bambini la rigida regola di non utilizzare in modo assoluto lo schermo durante l'intera settimana. Attenuò la prescrizione solo quando i bambini avevano bisogno dei computer per il lavoro scolastico. Walter Isaacson, che era andato a cena a casa sella famiglia Jobs, mentre stava facendo una ricerca della sua biografia su Steve Jobs, disse a Bilton che "Nessuno aveva mai tirato fuori un iPad o un computer. I ragazzi sembravano per nulla dipendenti dagli strumenti tecnologici". [Nel testo viene usata la parola difficilmente traducibile addiction, dal latino addictus = essere schiavi, che nella lingua italiana è impropriamente tradotta con la parola dipendenza. In realtà addiction si riferisce ad una condizione esistenziale, ad uno stile di vita caratterizzati da una forte abitudine che riduce la possibilità di scelta della persona. Si tratta di essere persi all'amo, che in lingua inglese trova analogia con il temine hooked. (n.d.r.)].

Sembrava quasi che le persone che producevano strumenti tecnologici seguissero la regola fondamentale degli spacciatori di droga: non farti mai gratificare dagli effetti del prodotto che vendi. Questo è inquietante. Per quale ragione i più conosciuti produttori di tecnologia al mondo nella loro vita privata sono anche i più grandi tecnofobi? Possiamo immaginare il clamore che si produrrebbe se i leader religiosi impedissero ai loro figli le pratiche religiose? Molti esperti sia dentro che fuori il mondo della tecnologia hanno condiviso con me simili punti di vista. Numerosi disegnatori di video game mi dissero che essi evitavano il gioco Word of Warcraft, noto per produrre dipendenza; una psicologa esperta in addiction definì pericolosi gli orologi per il fitness - le cose più stupide del mondo - e giurò che non ne aveva mai comprato uno. La fondatrice di una clinica per l'addiction a internet mi disse che evitava i nuovi gadget degli ultimi tre anni. Non aveva mai usato la suoneria del telefono e deliberatamente smarriva il suo telefono per non essere tentata a controllare le sue mail. (Ho speso due mesi tentando di raggiungerla attraverso mail e ci riuscii soltanto quando accadde che Lei creò una connessione alla rete fissa dell'ufficio). Il suo gioco preferito è Myst, realizzato nel 1993 quando i computer erano ancora troppo rudimentali nella realizzazione della video grafica. Mi ha detto che la sola ragione per cui era disposta a giocare con Myst era che il suo computer si bloccava ogni mezz'ora e doveva sempre riavviarlo. Greg Hochmuth, uno degli ingegneri fondatori di Instagram, era consapevole che stava costruendo uno strumento ingegneristico per l'addiction. Hochmuth disse: "C'è sempre un altro hashtag su cui cliccare; inoltre diventa fondamentale per la propria vita, come una parte integrante del proprio organismo e le persone possono diventare ossessive". Instagram, come molte altre piattaforme dei social media, è un pozzo senza fondo. Facebook è un nutrimento senza fine; Netflix porta automaticamente ad un successivo episodio in una serie; Tinder incoraggia i fruitori ad una costante ricerca di una soluzione migliore. I consumatori beneficiano di queste app e di questi siti ma devono lottare per farne un uso moderato. In accordo con Tristan Harris, un esperto di etica del design, il problema non è la mancanza della forza di volontà nelle persone, ma piuttosto che "ci sono migliaia di persone dall'altra parte dello schermo il cui lavoro è distruggere i meccanismi di autoregolazione che le persone hanno". [Adam Adler, Irresistible, the rise of addictive technology end the business of keeping as hooked, Penguin Press 2017, New York]]

I creatori e produttori della rete sembrano avere consapevolezza della pericolosità del loro prodotto dal quale traggono profitti colossali, ma si guardano bene dall'introdurlo nella loro vita privata. Dalla letteratura scientifica, dalle ricerche sul campo e dall'esperienza clinica emergono sempre di più le evidenze sulle conseguenze che possono prodursi sulla popolazione esposta all'uso di questi mezzi. A questo riguardo si ripropongono le domande incontrate di fronte a tutti i fenomeni di dipendenza e di devianza correlate ad esperienze di gratificazione: per quale ragione un prodotto largamente utilizzato (alcol, droghe, scommesse, shopping, internet) solo in pochi produce effetti dannosi da richiedere il ricovero in strutture protette o comunque cure intensive per cercare di superare una condizione di dipendenza/addiction? Sono solo i soggetti fragili a subire le conseguenze negative, mentre le persone normali possono farne un uso responsabile e ponderato? Siamo in grado di individuare in maniera precisa chi si trova in condizioni di maggiore rischio o avviene del tutto casualmente? È dunque Internet a produrre danno o i danni derivano dalle caratteristiche di personalità dei fruitori? A chi si deve proibire internet o limitarne l'uso?

Altre domande riguardano lo specifico dell'apprendimento in ambito scolastico e in altro contesto educativo: internet è un valido strumento che migliora le prestazioni cognitive e supera le disugualianze che esistono tra le persone in termini culturali ed economici o è un fattore interferente ed illusorio che distrae e allarga la disugualianza? Che rapporto vi è tra l'incremento esponenziale degli strumenti della rete, sempre più precocemente utilizzati e la contemporanea crescita dei disturbi dell'apprendimento scolastico? Internet ed i social network favoriscono la costruzione di amicizia migliorando la dimensione emozionale dell'esistenza o sono solo una realtà virtuale che porta all'isolamento e al mancato apprendimento dell'empatia? Su questi argomenti vi è una crescente mole di ricerca scientifica, di pubblicazioni specialistiche, di interesse culturale e divulgativo su tutti i media, che danno un quadro piuttosto ambivalente e contraddittorio e non è possibile allo stato attuale fornire delle risposte esaustive, ma non per questo si deve evitare di porsi le domande e di individuare possibili soluzioni ai problemi. Esiste un legame imprescindibile ed inscindibile e tra i comportamenti individuali e sociali e la cultura nella quale si esprimono. Per comprendere il senso dei comportamenti individuali è necessario in prima analisi conoscere la persona, le sue relazioni e il contesto culturale al quale appartiene e ogni sistema di cura deve prendere in considerazione tutti e tre questi elementi. L'attuale contesto culturale a livello globale, indipendentemente da ogni istanza nazionalistica e localistica, è caratterizzato da una forte spinta verso un modello di realtà immaginaria e virtuale. Allo stesso tempo lo sviluppo economico è sostenuto dalla forte convinzione di dover incrementare i consumi individuali e collettivi. Inoltre esiste una deriva antropologica che cerca di evitare la complessità, che appartiene sia all'ordine naturale che a quello umano, cercando soluzioni semplici e gratificanti, immediate e veloci. A partire da questo quadro si è assistito ad un incremento della modificazione degli stati dell'umore, ad un aumento del senso di solitudine, ad un preoccupante sviluppo dei meccanismi aggressivi, all'isolamento in stati mentali psicotici anche in giovane età. La disponibilità di strumenti di gratificazione di massa rende ciascuno più o meno vulnerabile alla suggestione contenuta in questi mezzi. Nessuno di noi può ritenersi immune, ma per proteggerci e per promuovere un nostro reale benessere dobbiamo attrezzarci sviluppando i fattori di resilienza, che ci permettono di non cadere nella tentazione illusoria della trappola consumistica.

Ma queste domande non devono stimolare solo la popolazione generale a riflettere, ma anche gli ambienti specialistici deputati alla cura della sofferenza mentale e dei disturbi del comportamento. Le intuizioni straordinarie avvenute nel campo della salute mentale a partire dalla psicoanalisi di Freud, Jung, Lacan ed altri, fino alle teorie sistemiche applicate alla salute mentale, oggi devono trovare nuova linfa per rinnovarsi, perché le mutate condizioni antropologiche hanno di fatto modificato la psicopatologia (il discorso sulla sofferenza) e pertanto devono cambiare anche i sistemi di cura, che trovano nei rimedi psicofarmacologici dei provvisori e scarsamente efficaci tentativi di contenere le situazioni. L'attuale deriva culturale, accompagnata da una potenza della tecnica che non ha precedenti nella storia dell'umanità, sia per la velocità del suo sviluppo che per la raffinatezza dei suoi strumenti, incide profondamente sui meccanismi cognitivi ed emozionali dell'apprendimento e sulle strategie educative. Il sistema educativo deve essere in grado di facilitare la crescita di una persona autonoma, responsabile, capace di costruire rapporti empatici e una solida consapevolezza etica. Anche il sistema educativo deve fare i conti con l'ambivalenza della tecnologia che è diventata parte integrante delle strategie didattiche, oltre che presenza domestica quotidiana. Vi è infine un ultimo aspetto che riguarda il necessario atteggiamento critico nei confronti della ricerca scientifica, sulla quale ognuno cerca di fondare le proprie opinioni ed orientare le soluzioni pratiche ("è scientificamente dimostrato che..."). Come in tutti i campi della ricerca scientifica applicata alle pratiche di cura e alle strategie educative è necessario verificare la reale indipendenza della ricerca da interessi di natura economica o politica.


 Conflitti
La relazione umana è spesso caratterizzata da tensioni e conflitti che possono riguardare la sfera affettiva, quella sociale o entrambe. Si tratta di conflitti di coppia, familiari, generazionali (figli e genitori); nei contesti di vita e del lavoro, esemplificati dai fenomeni di mobbing, bullismo e stalking. La conflittualità, pur essendo fisiologica nella relazione umana, può portare a condizioni di paralisi esistenziale e di grande sofferenza, che richiedono forme di cura fondate sulla mediazione.


 Sofferenza
SOFFERENZA ESISTENZIALE REATTIVA Il riferimento è ad esperienze di perdita, di lutto, di malattia che generano sofferenza ed angoscia persistente, incidendo negativamente sulla qualità della vita.






ψ vanna cerrato   psicologa psicoterapeuta  P.IVA / CF: 03509390286

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